L'isola dei perduti

m. Filadoro - g. Fumasoli - L. Ceregatti

Samuel Stern n.4 – marzo 2020

L'avventura ci conduce questa volta, a bordo di un battello guidato da un vecchio comandante antipatico, sull'isola di Muck, nell'arcipelago delle Ebridi interne, costa della Scozia Nord-occidentale. Una bella ragazzina (di nome Isobel) sbarca sulle rive collinari dell'isola e viene subito accolta dal vecchio cimitero e dalla chiesa baroccheggiante ricoperta di edera del paesino di Port Mor. Ma la ragazza, apparentemente una giovane turista, non è ciò che sembra.

Padre Duncan e Samuel Stern vengono informati dal giovane canonico Joseph che un suo amico e compagno di seminario, Neil Porter, recatosi da qualche tempo sull'isola di Muck come vicario del parroco padre Andreas, gli ha scritto una lettera molto preoccupata. Gli abitanti dell'isola sono strani e una giovane donna, arrivata da poco, è stata accusata di stregoneria e fatta prigioniera. Sembra sia anche stata torturata. Samuel va subito su tutte le furie, appena sente che una persona innocente potrebbe essere stata maltrattata e aver subito violenza. Così il terzetto decide di partire alla volta dell'isola.

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A questo punto gli sceneggiatori, della cui abilità, soprattutto nei dialoghi, abbiamo già ampiamente parlato qui, incominciano a giocare con la figura della giovane con cui hanno aperto il racconto. Ribaltano le situazioni, confondono gli intrecci narrativi, suggeriscono differenti momenti temporali per rendere la lettura più accattivante e infittire il mistero. Inizialmente ci fanno credere che la ragazza sia la nipote del parroco padre Andreas. Un tipo scorbutico, dal carattere molto particolare. Per esempio ha fatto ricoprire un affresco sull'altare perché rappresentava delle figure nude ai suoi occhi troppo volgari. Le figure erano state dipinte dal pittore con “ingiustificabile spensieratezza. (…) L'arte sacra dovrebbe raddrizzare la fede, guidandola al giusto timor del sacro, non allietare gli occhi del fedele con nudità del tutto superflue”. I dubbi incominciano a concretizzarsi sempre di più nei confronti dell'uomo di chiesa quando questi definisce “sacre” le vecchie tombe neolitiche sparse un pò ovunque sul territorio. La nipote è morta di overdose e questo fatto ha condotto ad una profonda crisi esistenziale e depressiva il vecchio prete, che si era preso in carico della figliola dopo la morte di suo fratello in un incidente. Ma nel proseguire del racconto ecco che ad un certo punto sembra invece che la giovane fanciulla, che nelle prime vignette sembrava una semplice turista, possa invece essere la moglie di uno degli isolani, proprietario di una locanda. Come potete immaginare la soluzione è ancora un'altra e ovviamente non ve la riveliamo, anche perché estremamente sconvolgente e apre nuovi orizzonti narrativi nel futuro della serie. Un plauso alla capacità degli sceneggiatori di strutturare un intreccio narrativo che conduce nella lettura senza momenti di pausa, anzi aumentando continuamente l'attesa, fino ad uno spettacolare ed inaspettato finale.

 Segnaliamo anche il lavoro di Ceregatti. Il disegno è molto bello, fortemente caratterizzato, sa essere dinamico e particolareggiato allo stesso tempo, gioca con i bianchi e neri e con una buon controllo della tavola che rompe la gabbia troppo tradizionale e statica della classica impaginazione bonelliana. Anche il taglio e le inquadrature sono sapientemente giocate per creare movimento, rompere ogni forma di staticità, prendendo a piene mani dall'immaginario del fumetto americano. I contorni delle figure sono marcati, spesso giocati sulle linee oblique della vignetta, per poi lasciare spazio all'interno della figura a grafi che diventano dettaglio, oppure a macchie nette di nero e bianco. Tanto veloci e immediate da sembrar stese con un grosso pennarello con punta scalpello, eppure sempre equilibrate, giustapposte, mai banali. Il disegnatore lascia tracce sulle vignette, come a sporcarle, renderle più tetre, visto l'argomento e l'atmosfera del fumetto. Sembrano quasi una rielaborazione molto personale dello stile di Mike Mignola. E' proprio questa personalizzazione del segno che ci ha particolarmente colpito, una capacità interessante, anche se qua e là qualche errore anatomico ancora si fa perdonare.

Articolo di Elena Porro.

  Il copyright delle immagini è Bugs comics 2020, dei rispettivi autori o detenenti diritti.

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Ulteriori approfondimenti:

 Scheda personaggio: Samuel Stern

 Scheda autore: INTERVISTA A GIANMARCO FUMASOLI