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Alarico Gattia

Pubblicitario e disegnatore milanese, Alarico Gattia nasce a Genova nel '27. Inizia la sua attività come illustratore per le riviste "Epoca", "Confidenze", "Arianna". Entra nel mondo del fumetto lavorando per il "Corriere dei ragazzi", "Diabolik", il "Giornalino" (per cui realizza una serie di riduzioni a fumetti di romanzi famosi e la storia a fumetti di San Giovanni Bosco), "Corriere dei Piccoli" e "Horror", "Comic Art" (su cui esordisce nel Dicembre del '90 con la storia "L'amante del Doge"), e per molte altre riviste e pubblicazioni. Nel 1977 scrisse e disegnò due volumi della collana "Un uomo un'avventura" ("L'Uomo del Klondike" e "L'Uomo del Sud"), editi dalle edizioni Cepim (futura Sergio Bonelli editore). Nei primi anni ottanta collaborò con il giornalista Enzo Biagi alla stesura di "Storia d'Italia a fumetti", edito da Mondadori oltre che alle collane La découverte du monde e Histoire du Far West edite in francia dalla Larousse. Nel 1983 fu uno dei dodici disegnatori chiamati a dare una loro personale interpretazione di Tex Willer per il portfolio delle Edizioni d'Arte lo Scarabeo "I Volti Segreti di Tex". Nella seconda metà degli anni ottanta è tra i fondatori dell'Associazione Illustratori per cui ricopre anche il ruolo di presidente. Realizzerà poi una storia dal titolo "Glorieta Pass" pubblicata sull'Almanacco del West (testi di Mauro Boselli) nel 1998. Ha insegnato inoltre all'istituto "Europeo" di Milano.

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Intervista ad Alarico Gattia

La presente intervista è stata pubblicata sul numero 2 dello Sciacallo Elettronico nel febbraio 1996.


- Ci parli dei suoi primi approcci verso il fumetto: i personaggi e gli autori che più l'hanno attratta e spinta verso questo mestiere.


- Gli approcci sono quelli classici di un bambino che legge fumetti. Ai miei tempi, prima della guerra, il fumetto, anche se riprovato dagli insegnanti e dai genitori, era l'unica forma di divertimento letterario. Sono sempre stato un lettore accanito di libri e romanzi e questo sta alla base di tutti i disegnatori di fumetti professionisti: la lettura. I miei personaggi preferiti erano quelli che leggevo sull'avventuroso: da Flash Gordon a Cino e Franco, a l'Uomo Mascherato. Già da allora vedevo le differenze che c'erano fra Alex Raymond piuttosto che un altro. Era un interesse generale che serviva per incominciare a copiare i primi personaggi, così per divertimento. Invece della casettina o l'albero, avevo sotto mano qualcosa di più concreto. Parlando con colleghi della mia età ho visto che le esperienze collimavano. Il fatto, ad esempio, di raccogliere immagini, fotografie, particolari interessanti, incollandole sul quaderno a quadretti. A quei tempi le pubblicazioni erano ridotte, i mass media non esistevano. Nella mia famiglia vi era una grande biblioteca, da cui potevo leggere, guardare, avevo tutto a disposizione. Però il fatto di raccogliere, era una sorta di mania. Ogni immagine si tagliava: i calendari con le pitture, Caravaggio o altri. Caravaggio mi suggestionava più di Raffaello, già avevo un'idea cromatica e di taglio dell'immagine molto istintiva, ma precisa. Una tendenza ad una rappresentazione della realtà che non è quella classica, ma particolare. Raccoglievo e incollavo. Tutto nasce da quell'età. Ci possono essere degli autori tardivi, ma generalmente si comincia presto a vivere questo tipo di desiderio. Eravamo sollecitati dalla mancanza d'immagini, e l'unico spunto era il cinema. Tutti indistintamente, gli appassionati o i bravi raccontatori di fumetti, sono dei cinefili, era l'unica cosa che ci permetteva di vedere visualizzate delle situazioni che poi memorizzate avremmo raccontato disegnando. Oggi stranamente, io me ne rendo conto insegnando e vedendo i lavori dei giovani, che vengono bersagliati e bombardati dalle immagini 24 ore al giorno, c'è una carenza di fantasia, come se l'immagine è talmente continua e ridondante che non interessa più. Si guarda senza vedere. Oggi è un dato di fatto, mentre per noi era una ricerca e un regalo di cui bisognava approfittare. Una situazione di carenza può dare più che una situazione di abbondanza. Anche io approfitto di questa grande disponibilità. Il mio lavoro è facilitato dal fatto che qualunque argomento io debba disegnare, trovo un libro che ne parli: un libro sul medioevo o sulla guerra dei Boeri, o su quella degli Zulù. Ci sono libretti che parlano di tutto. Qualsiasi incarico mi venga affidato da un editore io trovo il mio repertorio di immagini in libreria. Allora era diverso. Bisognava cercare di più. Al terzo anno di architettura ho avuto l'occasione di essere assunto da una grossa ditta di pubblicità, con uno stipendio considerevole. Ho lasciato gli studi per fare questo lavoro, ma era in realtà una cosa che macinavo dentro di me da tempo, perché lavoricchiavo, facevo qualcosa per qualche editore o qualche pubblicità. Lavorando nel tempo libero cercavo di entrare nel mondo dell'illustrazione e mi è capitato di entrarvi di traverso, facendo un'illustrazione per una rivista di cucina: la Mondadori lo ha visto, mi hanno chiamato e mi hanno assunto. Inizialmente come illustratore di Grazia. Così ho incominciato a lavorare per Epoca, e per tutti i giornali Mondadori e ho continuato per una decina d'anni. Mi rendevo conto però che rimanendo chiuso in una situazione, se pur comoda, come quella di un impiegato, con tredicesima, mutua, ecc, da un punto di vista delle soddisfazioni professionali ero limitato, non ero competitivo, avevo un contratto vincolante per cui non sapevo come mi sarei mosso in una situazione di libera concorrenza. Così, nel'65, pur avendo una famiglia e dei bambini mi sono licenziato e mi sono messo a lavorare come Free lance. Per circa un anno non ho volutamente lavorato, ho meglio lavoravo per me, in casa, ma non per un editore. Girare a quell'età con un Book avrebbe fatto pensare che non lavoravo più per ragioni strane, il nostro mondo è una giungla, bisognava stare in attesa. Alla fine degli anni'60 a Genova c'è stata una mostra di illustratori. Mi hanno invitato per fare una mostra di mie illustrazioni e da li è cominciato tutto il lavoro, vi andavano tutti gli editori. Ho cominciato a lavorare con le Giussani per cui ho fatto le storie di Diabolik. Poi mi ha chiamato il "Corriere dei ragazzi", diretto da Guglielmo Zucconi, offrendomi un lavoro molto duro che, mi ricordo, mi aveva in parte scoraggiato. Era una storia che aveva, come protagonisti, una banda di otto-dieci ragazzi. Fare un fumetto dove c'è un personaggio, due o tre, è anche divertente, quando devi differenziare dieci ragazzi in una storia che è anche il primo lavoro che fai, è terrorizzante. Ho consegnato questo lavoro e ho detto: il fumetto non lo farò mai più. Poi la vita offre altre soluzioni e ho ricominciato, divertendomi anche, con storie scritte e disegnate da me. La vera soddisfazione per un autore è quella di disegnare le proprie storie. Esiste anche l'altra attività altrettanto importante con il disegnatore e lo sceneggiatore separati. Ed è quasi la totalità. Però la soddisfazione che dà il pensare, lo scrivere e poi disegnare la propria storia è molto maggiore, perché la fantasia spazia su campi che tu hai scelto e ti diverti anche dal punto di vista della manualità. In genere il disegnatore di fumetti è un lavoro molto pesante, soprattutto per quelli che son costretti a consegnare tante tavole al giorno, per poter vivere. Non è che si è strapagati in questo lavoro, per cui diventa quasi un lavoro di routin, e la routin fa sempre perder l'interesse per il proprio lavoro. Ovviamente conosco un sacco d disegnatori di Bonelli, che è quello che oggi da più lavoro di tutti in Italia, che lo fanno volentieri e con entusiasmo, ma conoscendo altri disegnatori come Toppi, Crepax o Pratt che scrivono e disegnano, mi rendo conto che lavorano meno però si divertono di più.

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- Dalle prime pubblicazioni, fino ad aggiudicarsi l'ambito premio Yellow Kid...


- Dopo 40 anni che facevo questo lavoro, ero ben contento che qualcuno si fosse accorto che lo stavo facendo. La cosa più interessante di quella premiazione fu che mi avevano chiamato per assegnarmi il premio Caran D'achè per l'illustrazione, lo Yellow Kid è venuto fuori in modo anomalo. Avevo fatto una mostra a Lucca nell'ambito della manifestazione, dove mi avevano dato uno salone, con le illustrazioni più importanti, esposte cronologicamente. Un successo stravolgente, venne Hogart a congratularsi con me, e poi i disegnatori Sudamericani, Chino, e tutti quelli che erano a Lucca. Io ero li dalla mattina alla sera, non sapendo cosa fare per passare il tempo facevo ritratti alle varie persone, che agivano nell'ambito della manifestazione, dalle segretarie, all'autista, ecc.. La votazione della critica, giornalisti, pubblico, ecc, per l'assegnazione dello Yellow kid, votò per la mostra e così gli organizzatori che avevano già predisposto di darmi il Charan D'ache si trovarono a dovermi premiare per due volte consecutive. Traini sul palco mi disse che non era mai successo di dare i due premi nello tesso anno, alla stessa persona.

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- Lei tuttora, parallelamente al suo lavoro, svolge l'attività d'insegnante. Che consigli può dare per i giovani che vogliono fare questo mestiere?


- La manualità si ottiene solo disegnando senza interruzione. Io ai ragazzi dico sempre che non si può fare questo lavoro part time, bisogna sacrificarsi. Se si vogliono avere il sabato e la domenica liberi se deve fare l'impiegato di banca. E' un sacrificio, anche se uno non lo avverte perché è una passione. Il part time lo potrai fare quando sarai arrivato e sarai un "grande". Anche adesso io lavoro di sabato e domenica, però era più duro quando avevo 20 anni, adesso me ne sbatto e magari sto lunedì o martedì senza lavorare. Consiglio di lavorare molto, disegnando e copiando. Imparare copiando. Hanno copiato tutti. Pratt ha copiato Milton Caniff per anni, poi è diventato Pratt. Ognuno di noi ha i suoi idoli, e questo è un merito. Penetrare la tecnica di chi è più bravo di noi, capirne i segreti per poi rielaborarli, utilizzarli per fare dei disegni personali. Non si è folgorati sulla strada di Damasco, se non per la predisposizione per disegnare. Tutti sanno dare un calcio al pallone ma pochi diventeranno bravi giocatori. Chi disegna fin da bambino ha questo dono, ma deve essere affinato. Seguire con la mano quello che hai nella testa. Visualizzare gli oggetti, o le prospettive, o le figure, è un rapporto di mano e testa, è un dono di Dio, quasi una facoltà paranormale. Spesso i bambini fanno disegni molto belli e divertenti, poi vanno a scuola e non sanno più disegnare. Nelle grotte di Altamura, un preistorico disegnava dei bellissimi bufali o antilopi. Ma nessuno glielo ha insegnato, e non aveva libri per andare a copiare da altri disegni. O anche gli egizi, i greci che si sono dovuti inventare tutta una cultura visiva. Noi oggi siamo facilitati dal fatto che abbiamo moltissimi referenti, eppure anche oggi molti non sanno disegnare. Questo mi conferma che sia un dono. Una disposizione che si può migliorare lavorando.

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- La tendenza soprattutto oggi, è quella di dare molto spazio ai fumetti popolari, anche ben finiti tecnicamente ma magari poveri di contenuti, mentre parallelamente le riviste d'autore chiudono, spariscono, entrano in crisi. Questo è sicuramente dovuto anche ad un riflesso della cultura della nostra società, secondo lei qual'è il ruolo e il futuro del fumetto d'autore nel nostro paese? E quello del fumetto in generale?


- E un fatto culturale, in Francia è molto diverso. Noi abbiamo avuto anni e decenni in cui il fumetto è stato tenuto da parte, considerato quasi come un fattore demoniaco. Di avvilimento dell'intelligenza di giovani e ragazzini. Una forma di cultura che ancora adesso comporta un'attenzione verso la nostra forma artistica in maniera limitata. Per questo i mezzi di comunicazione e di diffusione sono quelli che sono. E tutto poi si rifletti sull'economia, sui costi, ecc... L'unico editore fortunato è Bonelli che ha trovato un genere che coltiva molto bene la fantasia e che tira. Hai miei tempi era molto diversificato il pubblico. I lettori non seguivano l'andazzo, la massa. Oggi tutti leggono Dylan Dog che è un bel fumetto, fatto bene, con dietro uno scrittore mica da poco, ma tutti lo leggono perché è un fenomeno di massa. Un comportamento di massa della gioventù. Oggi si è molto meno individuali di una volta. La propria identità è vissuta in un gruppo e non isolata, personale (questo passando dal campo specifico del fumetto ad uno più generale della società). Le letture allora erano più diversificate, anche come autori, come tipo di disegno. A chi piaceva l'Uomo Mascherato a che Cino e Franco. Se oggi si imbrocca il personaggio, esso va bene. Crepax ha fato Valentina, molto interessante ma oggi quasi d'antiquariato. Pratt è resistito perché c'è anche questo magnifico personaggio, Corto Maltese, che richiama l'immaginario collettivo di tutto il mondo. Toppi è un grandissimo raccontatore di fumetti, però i giovani non lo capiscono, troppo intellettuale, difficile da leggere. Al Giornalino si facevano inchieste per conoscere i gusti dei lettori riguardo alle storie pubblicate: ai giovani piacevano cose più banali, e lui era relegato all'ultimo posto. E questo perché non c'è una cultura, è logico che non si possano capire le cose belle se qualcuno non ti spinge a capirle. La colpa non è del giovane. Se ci saranno soldi il fumetto d'autore andrà avanti se no cadrà. Rimangono i fumetti che sono entrati nel cuore della gente, come Tex. Alcuni miei amici se non leggono due pagine di Tex alla sera non dormono, è un abitudine. Dipende dalla situazione economica anche questo. Le cose superflue come libri e fumetti sono le prime a cadere.

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- Il colore come mezzo creativo, a causa dei costi di stampa, viene difficilmente utilizzato dagli autori Italiani, oppure è dato come abbellimento, sovrapposizione. Esperienze come quelle di Moebius, Bilal, Corben e Mattotti (per citare solo i grandi) dimostrano le sue grandi potenzialità. Lei che è anche illustratore cosa ne pensa?


- Il BN costa meno, ma è anche il massimo di un raggiungimento nel fumetto. Se pensiamo ai neri di Battaglia, erano magnifici. Nel suo caso poi i colori li faceva la moglie, Laura Battaglia, erano dati con oculatezza, gusto. Adesso vengono colorati con il computer e quindi ci sono tonalità molto particolari, mentre io dovevo andare dalla colorista e dare le giuste indicazioni, e spesso il risultato era tutto un altro. Certo che il colore inteso come partenza, un fumetto pensato a colori, è sempre molto attraente.

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A cura della redazione dello Sciacallo Elettronico.

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Giampiero Ubezio

Nato a Novara il 16 giugno 1949 è un famoso fumettista italiano, storico disegnatore della testata Topolino.

Dopo essersi diplomato al liceo scientifico Salesiano San Lorenzo di Novara, Ubezio, nonostante la vocazione artistica, si iscrive alla facoltà di scienze politiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Durante gli anni dell'università quella che sembrava un'ingenua vocazione si trasforma in una vera e propria chiamata, alla quale Ubezio risponde trasferendosi a Torino per intraprendere una carriera pubblicitaria presso lo Studio Testa ed in seguito come freelance per diverse ditte piemontesi quali Ferrero e FIAT. La vocazione artistica non si limiterà solamente al campo delle arti grafiche ma si estenderà anche a quello delle arti musicali. A Torino infatti Ubezio trova l'occasione di fondare un gruppo musicale ispirato al genere Country rock di oltreoceano al quale rimarrà sempre sentimentalmente legato. Il gruppo sarà famoso nell'ambiente torinese degli anni '70 con il nome di Ossidiana.

Nel 1984 inizia la sua collaborazione con la Walt Disney Company Italia, che lo porterà a dar vita a personaggi e storie capaci di renderlo uno degli autori più originali dell'ambiente. È autore di numerose storie e saghe tra cui non mancano anche celebri e raffinate parodie.

Collaborando con diversi sceneggiatori quali ad esempio Bruno Sarda e Giorgio Pezzin dà vita a moltissimi personaggi. Poco dopo l'inizio della sua carriera disneyana, però, si discosta sensibilmente da quello che può essere definito il “mondo dei paperi”, dichiarando in più occasioni di prediligere decisamente i personaggi appartenenti invece al “mondo dei topi”. Ubezio diventa infatti insieme a Massimo De Vita uno degli autori che ha disegnato più spesso il personaggio di Indiana Pipps.

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Topolino e lo Scettro di Harlech

Questa saga è articolata in tre storie. L'autore si è liberamente ispirato al mondo fantasy, mondo dal quale verrà sempre particolarmente affascinato. Grazie ad una maestria propria di un grande artista, Ubezio riesce a miscelare grandi classici quali Il Signore degli Anelli, Dune, Dungeons and Dragons, Jumanji creando un vero e proprio cult disneyano. Sul mondo di Harlech grava una terribile minaccia: Nadar, un druido ribelle cultore di magia nera insorge contro il re. Solo coloro prescelti dai dadi magici e dalla scacchiera capace di viaggiare nello spazio e nel tempo potranno fronteggiare la minaccia restituendo al regno la pace. Indipendentemente dalla trama e dalle ambientazioni che sicuramente non sono da sottovalutare per bellezza e particolarità, quello che colpisce di più dei racconti sono le due figure di Topolino e Pippo. Ubezio infatti dichiarerà di aver voluto riscattare il personaggio di Pippo a lui sempre molto caro, rappresentandolo decisamente più scaltro e meno “goffo”: sarà infatti grazie al prezioso aiuto di Pippo che i due prescelti riusciranno a superare tutti gli ostacoli sotto forma di indovinelli e prove di intelligenza che incontreranno sul loro percorso. Anche se il duello finale spetterà al protagonista Topolino, Pippo nella sua dignità di personaggio etereo ne sarà una valida ed indispensabile spalla. “Non ho voluto rappresentare Topolino come l'antipatica figura che riesce a fare sempre la cosa giusta al momento giusto” dichiarerà in un'intervista.

Topolino e il ritorno ad Harlech

Saga articolata in tre storie. Pippo e Topolino si vedranno costretti a fare ritorno nel regno di Harlech per trarre in salvo Minni, rapita dal perfido Nadar che, si scopre, non era stato definitivamente sconfitto. Grazie all'aiuto del re di Harlech e dopo molteplici peripezie Topolino riuscirà a trarre in salvo la sua amata Minni...

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Le Parodie

Il nome della Mimosa

Storia che nasce dalla collaborazione tra Giampiero Ubezio e Bruno Sarda, ispirata al celebre romanzo di Umberto Eco “Il nome della rosa”. I protagonisti Topolino e Pippo indagano in un college inglese per scoprire la cura del raffreddore. La ricetta capace di sconfiggere la malattia si trova in un antico libro di erboristeria che andò distrutto nell'incendio del college stesso...

I misteri della giungla nera

Collaborazione di Giampiero Ubezio e Bruno Sarda. Tratta dall'omonimo romanzo di Emilio Salgari la storia narra di Topolino-Topol-Naik che corre in aiuto di Minni rapita dai Tux.Topol-Naik, accompagnato dal fedele amico Pippa-muri, avrà la meglio su Gamba Singh...

I racconti di Edgar Allan Top

Collaborazione di Giampiero Ubezio e Mario Volta. I racconti contengono tre parodie tratte dai racconti di Edgar Allan Poe. Il protagonista Edgar Allan Top verrà a capo di diversi misteri, grazie anche all'aiuto prezioso dell'ispettore Dupipp. I racconti consistono de:

  • La casa del fantasma distratto (La caduta della casa degli Usher)
  • I misteri della Rue Toporgue (I delitti della Rue Morgue)
  • La busta nascosta (La lettera rubata)
  • Dick Pipp[modifica | modifica wikitesto]

Dick Pipp

Collaborazione di Giampiero Ubezio e Bruno Sarda. Ispirato al celebre personaggio di Chester Gould, Dick Tracy, Dick Pipp muovendosi in un'America anni '30 rivivrà le storie del suo alter ego e si batterà contro i suoi stessi nemici...

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Le sceneggiature

  • Topolino e I Faraoni Neri
  • Topolino e Il Libro degli Arcani
  • Topolino e Il Pollo alla Marengo
  • Topolino e Il tesoro di Pueblo Fiorito
  • Topolino e Il caso dei Cuochi scomparsi ...
  • Topolino e Il mistero della Valle d'Argento
  • Minni e Il cammino della Bellezza
  • Minni e Il "biscotto" imperiale
  • Minni e Il dolce Torneo...

Curiosità

Negli anni '80 Ubezio partecipa in veste di disegnatore ad un programma televisivo per bambini nel quale si giocava ad indovinare determinati personaggi del mondo Disney.
Molte storie sono nate grazie all'ispirazione data dalla moglie.
È un grande appassionato di sci, in particolare predilige la specialità e la filosofia del Telemark
È docente di sceneggiatura del fumetto presso l'Accademia di Belle Arti ACME di Novara.


Ulteriori approfondimenti:

ubezio logo  Intervista a Giampiero Ubezio

 

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