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Pico di Bisanzio e il mosaico barbaro

Sceneggiatura di Roberto Gagnor - disegni di Giampaolo Soldati

Topolino n. 3301 febbraio 2019

Roberto Gagnor, che ci delizia ormai da tempo con storie di Topolino o paperi ambientati nel mondo delle arti, questa volta ha deciso di dedicare un nuovo capitolo de "La Storia dell'Arte di Topolino" alla tecnica del mosaico. La tecnica musica è stata utilizzata in molte epoche e da civiltà differenti, ma sicuramente gli esempi più belli di questa forma di espressione artistica vengono raggiunti nel periodo bizantino a Ravenna. Ancora oggi la città adriatica è visitata da migliaia di turisti che ne ammirano le splendide opere nella basilica di San Vitale, nel mausoleo di Galla Placidia o nei battisteri degli ortodossi e degli ariani. La città è stata metà turistica anche nei secoli passati e moltissimi artisti sono stati influenzati dai giochi decorativi e dai particolari effetti colori stici e di luce creati grazie all'ausilio delle piccole tessere vitree. Ricordiamo ad esempio Gustav Klimt1 che, dopo un viaggio in Italia, incominciò ad inserire nelle sue opere inserti ed elementi decorativi, evidentemente influenzato da questa tecnica.

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Il periodo bizantino nasce ufficialmente nel 540 d.C. quando il generale Belisario, alla guida dell'esercito dell'imperatore Giustiniano, conquista Ravenna: prende il via in quest'anno il così detto esarcato bizantino (540 - 565). La città già da alcuni anni era divenuta la prima città dell'occidente. Nel 402, dopo il sacco di Milano, da parte dei Visigoti, la Corte viene trasferita a Ravenna, che resterà centro del potere politico in Europa fino alla caduta del dominio bizantino in Italia, avvenuto nel 751. Sarà in questi decenni, ad esempio, che si perfezionò la tecnica delle volte leggere realizzate con tubi di terracotta vuota (e pertanto di poco peso ma resistenti), che conferiscono alla struttura solidità e plasticità. Ma soprattutto nella città capitale dell'Arte bizantina, nell'arco di due secoli (da Onorio a Giustiniano), si sviluppa un programma iconografico e un codice figurativo molto particolare, anche se affine a quella dei grandi centri orientali, basato sul simbolo, sull'archetipo e soprattutto sulla grande capacità di fascinazione del mosaico. Le pareti e le vele delle volte ricoperte dalle piccole tessere vitree riflettono la luce creando composizioni visionarie, complesse strutture immaginifiche, capaci addirittura di alterare la corretta percezione dello spazio reale.

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Gagnor riesce a sintetizzare perfettamente, in una sola pagina, i vari passaggi della realizzazione di un mosaico e decide di ambientare la sua storia a Ravenna proprio nel passaggio dal dominio barbaro rappresentato dall'imperatore Teodorico (interpretato nella ricostruzione in chiave di parodia disneyana, da Rockeduck, che diventa Rockerico) e Giustiniano (interpretato da Paperone che diventa Paperoniano). Per distinguere le due differenti stirpi, lo sceneggiatore sceglie di scrivere nei balloons dei goti con un carattere differente da quello romano (e quale migliore font potrebbe essere adatto allo scopo se non un carattere gotico?). L'autore decide di far scontrare i due imperatori rivali proprio con una gara per la realizzazione di un mosaico, soggetto attorno a cui si svolgono le vicende della storia. Lo sceneggiatore per mettere in scena la sua parodia, e far così scontrare le due differenti culture, deve commettere un falso storico: mette a confronto i due imperatori, ma in realtà Giustiniano non mise mai piede a Ravenna. Gli ostrogoti ("goti dell'est") attraversano le Alpi guidati da Teodorico (474 - 526) intorno alla metà degli anni ottanta del 400. L'insediamento dei Goti nella penisola non fu particolarmente traumatico per la popolazione romana: Teodorico aveva vissuto per dieci anni a Costantinopoli, anche se come ostaggio, conosceva quindi molto bene la cultura orientale e formalmente governava a nome dell'imperatore bizantino. In oriente Giustiniano (527 - 565) si insediò l'anno dopo la morte di Teodorico: sviluppando una politica florida per la storia dell'arte, promosse infatti la costruzione di moltissimi monumenti che ancora oggi testimoniano il livello culturale ed artistico di quel periodo. I due personaggi quindi non si sono sicuramente mai incontrati, ma l'escamotage permette a chi mette in scena i personaggi di creare una divertente parodia, facendo cogliere il contrasto culturale di quel momento, che diede comunque alla luce incredibili capolavori artistici.

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Divertenti alcune trovate linguistiche come: “Magnum forum” che viene tradotto come “supermercato”. Oppure il romano che chiede: “Quo vadis?” e il barbaro risponde: “Bella zio!”. Rockerico riesce a eliminare tutti gli artisti che potrebbero lavorare per il suo avversario e così a Paperone, ora in veste di taccagno imperiale, rimangono solo: Ciccioacre da Merenza, Paperoghila da Impiastren e Paperinico da Sfortunhaus (la cui identità non credo serva essere rivelata). Tra sfide, intrighi e pasticci tutto finisce con una simpatica trovata.

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1Gustav Klimt (Baumgarten, 14 luglio 1862 – Vienna, 6 febbraio 1918) è stato un pittore austriaco, uno dei più significativi artisti della secessione viennese.

Copyright Walt Disney Italia

 

Filocomix

10 filosofi, 10 approcci alla felicità

Jean-Philippe Thivet, Jerome Verme, Anne-Lise Combeaud
Edizioni White Star

Il fumetto ha ormai da tempo dimostrato di essere un linguaggio adulto, capace di affrontare temi molto eterogenei: romanzi d'amore ("Blankets" di Craig Thompson o "Il porto proibito" di Radice e Turconi); reportage giornalistici ("Palestina, una nazione occupata" di Joe Sacco o "Fedele alla linea" di Gianluca Costantini); saggistica ("Fare il fumetto" di Scott McCloud) e molto altro. Le edizioni White Star hanno pubblicato un testo che si pone l'obiettivo di affrontare la filosofia, e di raccontarla in maniera semplice e diretta, sfruttando proprio le potenzialità di sintesi narrativa e di ironia del fumetto. Il volume è realizzato da Jean-Philippe Thivet che si occupa del soggetto e della sceneggiatura, da Jerome Vermer che, in quanto professore di filosofia, collabora alla stesura dei testi e Anne-Lise Combeaud che disegna e colora. Vengono scelti dieci grandi pensatori della storia della filosofia, ognuno dei quali diventa il protagonista di un capitolo del libro e affronta il tema della felicità. Platone, Epicuro, Seneca, Montaigne, Cartesio, Pascal, Kant, Bentham, Schopenhauer e Nietzsche ricercano, ognuno con un approccio differente, la risposta che da sempre tormenta l'essere umano: che cos'e' la vita giusta? Attraverso quali percorsi e quali comportamenti è possibile realizzarla? Si puo' raggiungere un'esistenza felice?

Il segno semplice e sintetico di Combeaud, arricchito di poche macchie di colore piatto, riesce ad adattarsi perfettamente alla necessità didattica che l'opera si prefigge di realizzare. Testo e disegno nella sintesi della narrazione grafica tipica del fumetto raggiungono un connubio perfetto, sapendo adattarsi quando occorre all'esigenza più narrativa delle parti storiche e biografiche, soffermandosi a descrivere le condizioni socio - politiche in cui il pensatore è vissuto, ma anche trasformandosi in un potente strumento per rappresentare attraverso grafici o brevi gag, in maniera semplice e diretta i concetti filosofici presi in esame. Sintesi narrativa e sintesi grafica dimostrano veramente in quest' opera come diventino nel fumetto un unicum narrativo ed espressivo. Il libro non vuole certo essere un testo di studio filosofico, quanto piuttosto un riuscito mezzo per approcciare il concetto della filosofia nei suoi differenti pensatori, rivolto sia a chi sia completamente digiuno da tali argomenti, ma anche a chi già li conosce, che non mancherà certamente di farsi delle simpatiche risate.

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