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Egon Schiele – Eros e Thanatos

Di Xavier Coste

All'inizio del '900 l'Europa è tormentata da gravi conflitti politici e sociali che sfoceranno nella prima guerra mondiale. L'epoca fiorente e spensierata della Belle Epoque è finita. Fra i paesi più attivi per quanto riguarda la produzione artistica e culturale vi è sicuramente l'Austria, caratterizzata da un movimento artistico, quello della Secessione viennese, che farà da spartiacque e trampolino di lancio per le nuove forme d'arte, tra cui l'Espressionismo. A Vienna vivono grandi protagonisti dell’ambiente culturale dell'epoca: il compositore Gustav Malher, il neurologo e psicanalista Sigmund Freud. Tra i giovani pittori che muovono i loro primi passi nella Vienna di quegli anni, troviamo Egon Schiele: proviene da una famiglia borghese che ha previsto per lui una carriera professionale nel settore delle ferrovie, come tradizione di famiglia; il padre, purtroppo morto giovane, era capostazione. Ma Egon non ci sta. L'infanzia e l'adolescenza passati chiusi in casa o in un locale della stazione lo hanno annoiato a morte. Egon ha un carattere ribelle. L'unica forma di fuga e di consolazione per lui è il disegno, nel quale riesce a calmarsi, a trovare una ragione di vita. Per questo convince la madre e il tutore ad iscriverlo all'Accademia di Belle Arti, passaggio obbligato in quegli anni per la carriera di un artista. L'Accademia non solo insegnava le basi tecniche e artistiche ma educava verso precise scelte stilistiche, per poi introdurre gli studenti migliori nel mondo professionale dell'Arte, attraverso i premi (la più celebre borsa di studio era senz'altro il Prix de Rome), i saloon e le gallerie d'arte. Ma nuovamente Egon non ci sta. Il suo carattere non si adatta a quel mondo strutturato e prestabilito. Il suo animo si rivolta alle consuetudini, alla cultura perbenista borghese, ai finti valori preconfezionati e finisce con il farsi cacciare da scuola. Questi comportamenti irruenti e rivoluzionari lo allontanano dalla famiglia a cui si sente sempre meno legato, ma anche dagli aiuti economici che il suo tutore gli elargiva. Egon reagisce alla situazione tuffandosi in un mare di bruschi ed incerti sentimenti. Abile adulatore e conquistatore, cerca nel mondo femminile solo momenti di svago, senza sapere, o volere, costruire un affetto duraturo, correndo fra gli abbracci di svariate amanti, che finisce puntualmente per tradire per nuove avventure, spesso riportate sulla carta dei suoi disegni o sulla tela dei suoi dipinti. Grande intrattenitore con gli amici, appassionato dell'eleganza (ruba i vestiti dall'armadio del padre non avendo i soldi per comprarsene di nuovi), ama farsi ammirare, desiderare, ben volere. Ma la sua visione del mondo è invece aspramente pessimistica, contorta, inquieta (rispecchiandosi nella visione di molti suoi contemporanei come l’austriaco Oskar Kokoschka, o i tedeschi Ernst Ludwig Kirchner, Max Pechstein, Karl Schmidt-Rotthluff, Eric Heckel, Emil Nolde principali esponenti dell'avanguardia artistica dell'Espressionismo).

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In aiuto del giovane Schiele interviene uno dei più importanti esponenti della Secessione viennese, nonché artista apprezzato e benvoluto dalla società viennese: Gustav Klimt. Non sappiamo esattamente come si siano conosciuti i due pittori (probabilmente nei caffè che entrambi frequentavano) ma è indubbio che fra i due si instauri un forte legame. Klimt vede nel giovane delle grandi potenzialità artistiche, anche se ancora acerbe e da incanalare in un percorso di maturazione, e decide di aiutarlo. Egon ammira Klimt, inizialmente lo copia, lo prende a modello poi, pian piano lo considera come una sfida da superare. I due rimangono vicini fino alla morte di Klimt, di cui Schiele ci lascia moltissimi ritratti.La carica trasgressiva, rivoluzionaria, erotica e irriverente di Schiele non viene inizialmente accettata, ne dal mondo dei galleristi, ne dalla morale comune, tanto che il giovane pittore finisce addirittura in carcere a causa delle sue immagini che vengono considerate pornografiche. È una durissima prova la prigionia per il pittore (rimane in carcere per ventiquattro giorni) a cui si aggiungono le crisi amorose, i problemi economici, lo scoppio della prima guerra mondiale (Schiele ha la fortuna di essere impiegato come guardia di una prigione e non viene mandato in trincea, per cui non vive direttamente sulla sua pelle le atrocità della prima linea, eppure questa esperienza lo segna profondamente). Egon si considera una vittima della società. Quando finalmente la fortuna sembra sorridere al pittore austriaco (sta per avere un figlio e inizia ad avere un certo successo economico grazie alla sua pittura) la febbre spagnola che devasta l'Europa all'inizio del XX secolo colpisce inesorabile prima la moglie incinta e poi lui. Egon muore a soli 28 anni (il 31 ottobre 1918) lasciando un vuoto incolmabile, un patrimonio artistico inespresso e inevitabilmente perduto.

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Egon Schiele è un pittore maledetto, non capito dalla società in cui vive e incapace di adattarsi ad un mondo che gli appare estraneo. Il disegno per Egon Schiele, così come per molti altri artisti (pensiamo ad esempio a Van Gogh), è fuga dalla realtà, e allo stesso tempo difesa e bisogno espressivo. Incapace di amare e farsi amare profondamente, Egon cerca attraverso il disegno di urlare il suo bisogno di affetto, di esorcizzare i suoi dolori e le sue inquietudini.Da Klimt coglie una raffinata capacità grafica e decorativa che applica però per lo più a figure di nudo, di cui esaspera la forte carica erotica portandola al limite dell'accettazione emotiva.Una linea incisiva, netta, a tratti spigolosa, la sua, quasi tracciata con del filo spinato, ma sempre capace di trovare un equilibrato gioco grafico e pittorico, pur se ridotto al minimo comune denominatore del segno. Nelle tele di Schiele la linea sinuosa ed elegante di Klimt si trasforma in un drammatico incastro di forme taglienti e di ferite nervose; i colori brillanti, quasi bizantini dell’artista della Secessione, si riducono a monocromi cupi, lividi, materici, accentuando il senso di disperazione che caratterizza i quadri di Egon.

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Il racconto a fumetti “Egon Schiele – Eros e Thanatos” tradotto e pubblicato in Italia dalle Edizioni White Star, termina con la morte del pittore. Le ultime vignette del libro si chiudono con le ultime parole di Egon, quando si rende conto ormai di essere inevitabilmente perduto: "Ho perso la mia ragione di vita. L'unica che abbia mai contato davvero”. Xavier Coste, autore di testi e disegni del volume, riesce a raccontarci Egon Schiele non soffermandosi solo agli aspetti biografici e sugli aneddoti della sua breve vita, cerca, e ci riesce, di entrare nelle forme di quel disegno, nelle pieghe strazianti di un animo sofferente, specchio di un epoca in forte crisi. Il fumettista (che sicuramente apprezza ed ama la tecnica di Schiele) adotta un segno grafico e una tecnica di colorazione digitale che si avvicinano allo stile del pittore austriaco, rendendogli omaggio, asservendosi al racconto, ma senza divenire una sterile ed inutile operazione di clonazione. Nelle vignette compare la pennellata sporca, il segno graffiato, netto, il non finito ma anche quel gusto compositivo e grafico frutto di una grande sapienza e dote artistica che sicuramente Egon aveva prima copiato, e poi ereditato, dal suo nume e protettore Gustav Klimt.Egon Schiele è un artista maledetto forse, che ha saputo comunque regalare al mondo dell'arte un'esperienza fondamentale di grande potenzialità espressiva. Xavier Coste ne ha realizzato un grande omaggio, attraverso un racconto che cerca di svelarne tutte le emozioni e i sentimenti di una stagione inquieta. Assolutamente consigliato per tutti.

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Titolo originale: Egon Schiele - Vivre et mourir© Casterman,

2012 Per l’edizione italiana: WS Edizioni White Star® è un marchio depositato e registrato di proprietà di White Star s.r.l.© 2018 White Star s.r.l.

Altan a Novara

Il 23 settembre scorso Altan è venuto a Novara per partecipare al festival Scarabocchi. Un bellissimo festival che univa, attraverso il disegno, il mondo dei piccoli con quello degli adulti navigando con la forza ludica del disegno. Moltissimi gli ospiti di altissimo livello: da Tullio Pericoli a Lorenzo Mattotti, da Mario Calabresi a Guido Scarabottolo. Altan arriva nell'elegante salone dell'Arengo dove più di un centinaio di bambini vocianti lo attendevano felicemente. Il presentatore inizia a fare le solite domande sciocche: perchè la Pimpa ha i pallini rossi, perchè l'Armando ha i baffi, ecc... C'era pure qualche problema tecnico con i microfoni e le telecamere... tutti incominciavano ad annoiarsi. Improvvisamente Altan si alza, prende un grosso pennarello nero ed inizia a disegnare su una lavagna dai fogli bianchi i personaggi della Pimpa. Nella sala cala magicamente il silenzio. I bambini scivolano ai piedi dell'autore ed incominciano a chiedergli di disegnare un personaggio piuttosto che un altro. E lui, instancabile, da burbero vecchietto si trasforma magicamente in un piccolo bambino che gioca insieme agli altri.

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