vampiri

Kiss of the damned

Un film di Xan Cassavetes. Con Josephine de la Baume, Milo Ventimiglia, Roxane Mesquida, Michael Rapaport, Anna Mouglalis.

Durata 97 min. - USA 2013

Sulle rive di un bellissimo lago sorge un’antica dimora dove trascorre la sua esistenza appartata e riservata un’altrettanto vecchia ma bellissima vampira di nome Djuna, splendidamente conservata nel corpo di una giovane donna dai capelli rossi. Il riferimento al racconto “Carmilla” di Sheridan Le Fanu del 1872 è ovvio ed è solo uno dei classici stereotipi sui vampiri di cui è intrisa la pellicola, soprattutto nella sua costruzione iniziale. Vediamone alcune. La vampira giustifica la sua riservatezza, alle poche persone con cui deve entrare in contatto, ad esempio nel piccolo paese distante qualche chilometro dalla sua abitazione, con la scusa di essere affetta da una rara malattia che le impedisce di prendere i raggi solari. Per nascondere la sua effettiva rendita economica finge di essere una traduttrice grazie alla conoscenza di molte lingue, ovviamente celando la sua reale età, circa un secolo, che è il vero motivo del suo sapere e del suo benessere economico. Si nutre del sangue degli animali che caccia durante la notte nei boschi che circondano la sua abitazione, questo per non commettere omicidi che possano turbare la sua copertura e soprattutto la sua tranquilla vita quotidiana. Il fatto di aver rinunciato da tempo al sangue umano, come vedremo nel corso del film, indebolisce i vampiri, rendendoli facile prede di chi fra loro decide di non rispettare queste regole di condotta morale. La governante di Djuna, serva fedele, ha una particolare composizione del plasma del sangue che non attira i vampiri. Ciò la rende incolume e nello stesso tempo un aiuto indispensabile per il clan dei vampiri.

Un bel giorno, all’improvviso la tranquilla e monotona quotidianità di Djuna si rompe con l’entrata in scena di un giovane ed affascinante scrittore di sceneggiature cinematografiche. Il suo nome è Paolo ed è giunto da poco sul lago per cercare un luogo isolato in cui potersi concentrare per scrivere il suo ultimo lavoro. Fra i due sboccia una focosa e particolare attrazione. Lei inizialmente lo scaccia perché teme i suoi sentimenti. Non vuole infettarlo, non vuole condannarlo trasformandolo in un vampiro e sa bene che non potrà resistere al desiderio di farlo se gli starà troppo vicino. Lui è tenace, vuole scoprire il segreto che custodisce quella bellissima ragazza e alla fine la convince a concedersi o forse proprio il contrario, le si concede. Il regista gioca su questo passaggio, ribaltando i tradizionali ruoli del corteggiamento che vogliono l’uomo come colui che per primo si fa avanti: l’uomo da conquistatore diventa preda conquistata, o vittima che si immola, per diventare vampiro.

Kiss of the damned

A bilanciare, nella narrazione, la vampira “bianca”, ovvero tutto sommato buona per come ci è stata fin qui descritta, sopraggiunge in scena la sorella di lei che, come vuole la legge del contrappasso, è esattamente l’opposto di Djuna: bruna di capelli, assetata di sangue, senza scrupoli ne limiti, dedita a cogliere della vita solo veloci e fugaci piaceri che lasciano il vuoto dentro di lei. L’avvenente vampira cerca le vittime fra i giovani della città senza preoccuparsi delle conseguenze che possono derivare dai suoi atti criminali, spesso senza neppure degnarsi di occultare i cadaveri dei malcapitati che hanno la disgrazia di cadere sotto lo sguardo magnetico dei suoi agghiaccianti occhi verdi.

La seconda parte della pellicola è dedicata al clan dei vampiri, fra i quali si distingue l’arci-vampira Xenia, guida e mentore della congregazione. Tutti i vampiri della zona vengono invitati ad un gran ricevimento che si svolge in una sontuosa villa. Xenia fa la cantante lirica, ama atteggiarsi da grande artista e assume su di se il controllo della comunità dei “signori della notte”. Verso la fine della serata un gruppo ristretto di invitati, fra cui i due protagonisti Paolo e Djuna, si intrattiene per discutere sul ruolo dei vampiri nella società: è l’occasione per il regista di riflettere sul tema del vampirismo che pare essergli caro. I vampiri sono una congrega a livello mondiale, anche se vivono in diverse parti del mondo, formano una comunità molto unita e solidale. Sono insoddisfatti del ruolo da “mostri” in cui la società umana gli ha relegati. Si sentono specie dominante, forti, eppure sono costretti a nascondersi per poter sopravvivere quietamente. Hanno imparato dagli errori del passato, quando un atteggiamento troppo sfrontato e dissoluto ha condannato alcuni di loro sulle forche degli uomini. Ora vivono nutrendosi di sangue animale o grazie a contate dosi di siero che riesco ad avere grazie ad appoggi nel settore militare e sanitario. La discussione dei vampiri si concentra sul fatto che anche gli uomini hanno occupato e trasformato il mondo in base ai loro bisogni, in quanto specie dominante. Ma poi hanno creato regole che permettessero di limitare i loro istinti più brutali per costruire, sugli aspetti culturali, una società migliore. Non rispettare le regole comporta una punizione. L’ordine costituito ha spronato gli esseri umani a valorizzare la loro umanità, ad accrescere la loro sensibilità, raggiungendo quanto vi sia in loro di positivo al pari degli istinti.

Ma nulla è così distinto e chiaro, nulla è facile da schematizzare, la vita è sempre più complicata.

Paolo, lo scrittore divenuto da poco vampiro, deve ancora imparare a controllare le sue pulsioni, a muoversi in un mondo e con un corpo che ha poteri che gli sono ancora estranei.

L’agente letterario di Paolo, non riuscendo a contattare il suo scrittore da diversi giorni decide di raggiungerlo nella località in cui si è trasferito. In quanto umano dovrebbe rappresentare l’opposto del male, simbolo incarnato solitamente dal vampiro. Anche qui invece le parti vengono capovolte.  L’agente di Paolo vive lasciandosi andare ai vizi più sfrenati come alcol, fumo, droga e sesso, lo fa però in maniera impacciata, inadatta, come se l’eleganza del male e della perdizione fosse riservata solo ai vampiri.

Xenia che sembrava guidare la comunità vampirica con saggezza e rigore, consigliando le anime più smarrite e sistemando i pasticci che alcuni di loro a volte commettevano, si dimostra invece principalmente preoccupata del suo successo come attrice e cantante. Forse è proprio sotto queste finte ali che ha nascosto i le sue pulsioni più bestiali. Ma qualcuno giocherà per risvegliarle.

E lei? La protagonista? Cosa nasconde nel suo passato, qual è il mistero che la sorella continua a rinfacciarle con sarcasmo? Quali amori disperati ha avuto nella sua lunga vita e quali menzogne vengono nascoste sotto tanta grazia?